A Lampedusa l’antenna di Marconi


Bologna, 26 mag. – E’ partita alla volta di Lampedusa, imballata in una grande cassa di legno, caricata su di un camion e scortata dai Carabinieri. L’antenna radiogoniometrica di Guglielmo Marconi, conservata nel museo Pelagalli di via Col Di Lana, andrà a far parte, dal prossimo 3 giugno, e fino al 5 ottobre, del Museo della fiducia e dell’impegno per il Mediterraneo che vedrà luce sull’isola.

Un progetto nato dalla volontà del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, e realizzato da First Social Life in collaborazione con istituzioni museali, ministeri e aziende private. L’idea di fondo è ragionare di accoglienza attraverso l’arte. Negli spazi del museo archeologico delle isole Pelagie di Lampedusa, dove sarà allestita la mostra, troveranno spazio opere provenienti dagli Uffizi di Firenze, dal museo del Bardo di Tunisi e da altri importanti musei europei. Tra la testa di Ade, una scultura greca sottratta negli anni Settanta dall’area archeologica di Morgantina (provincia di Enna), acquistata da un museo statunitense negli anni Ottanta e finalmente tornata in Italia dopo una lunga indagine dei Carabinieri, e l’Amorino Dormiente, tela del Caravaggio ospitata agli Uffizi che il pittore lombardo realizzò durante il suo esilio maltese forse ritraendo un piccolissimo naufrago, troverà spazio un congegno di metallo, alto circa un metro, frutto delle ricerche e degli studi di Guglielmo Marconi.

L’antenna radiogoniometrica, che tra gli anni Venti e i Trenta Marconi installò sul piroscafo Elettra, serviva per impiegare le onde radio al fine di navigare in condizioni di scarsa visibilità, evitando di fare naufragio. Si tratta di due cerchi metallici di circa 70 centimetri di diametro assemblati e montati su di una piattaforma rotante: il sistema consentiva di diffondere e ricevere onde elettromagnetiche a 360 gradi. “Potremmo dire che è l’antenata del radar” spiega Gianni Pelagalli, fondatore e direttore dell’omonimo museo che raccoglie gli strumenti che hanno segnato la nascita e l’evoluzione della comunicazione a distanza. Per l’esperto marconiano, l’antenna radiogoniometrica è un simbolo perfetto per rappresentare Lampedusa: “Sola, in mezzo al mare, che salva vite umane”.

La connessione tra il museo Pelagalli e la mostra di Lampedusa è opera di Ulisse Belluomini, vice presidente di Open Group. “Come Lampedusa è isola di accoglienza, che accoglie migranti e profughi provenienti dal canale di Sicilia, così Bologna è città dell’accoglienza attraverso le tante cooperative che sono impegnate quotidianamente a lavorare perché le persone che hanno lasciato tutto in cerca di una vita più degna possano trovare l’aiuto di cui hanno bisogno” spiega Belluomini. Bologna è “città dell’accoglienza” perchè “per prima ha scelto di chiudere il Cie” e perché “da sempre è stata capace di costruire servizi per l’accoglienza”. L’obiettivo è quello di creare “buona accoglienza“: “Significa lavorare con trasparenza, ma anche creare una visione nelle nostre comunità, aiutare le persone che vengono qui e scelgono di stare qui ad avere le migliori opportunità di integrazione nelle nostre città. Ma non possiamo fare un lavoro solo con le persone migranti, noi dobbiamo fare un lavoro anche con noi, che viviamo in queste città. Abbiamo bisogno di connettere cultura, e per questo pensiamo che l’arte sia un ottimo strumento per fare questo”.

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