A Bologna un elettore Pd su tre non ha votato sì al referendum

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Bologna, 5 dic. –  Come hanno votato gli elettori che alle politiche del 2013 avevano scelto il Pd? A dirlo è l’analisi dei flussi elettorali elaborata dall’Istituto Cattaneo di Bologna. In città solo il 69,4 degli elettori che scelsero il Pd alle politiche del 2013 ha deciso di votare ‘sì’ alla riforma Renzi-Boschi. Mentre il 22,8 ha scelto di votare no. All’estensione l’8,3%. Il che significa che quasi un elettore Pd su tre (il 30,6%) ha scelto di non appoggiare Renzi e/o la sua riforma. Chi votando direttamente contro, chi rifugiandosi nel non voto.

“Già al referendum sulle trivelle di aprile – recita il rapporto del Cattaneo – il Pd, ufficialmente schierato per l’astensione ma con voci
dissenzienti a favore del sì, aveva perso la sua compattezza. Il voto sul referendum costituzionale – pur maggiormente “politicizzato” rispetto a quello delle trivelle – conferma la presenza all’interno di questa forza di una componente minoritaria ma significativa di elettori dissenzienti rispetto alla linea ufficiale della segreteria”.

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A Bologna il sì ha vinto col 52% dei voti, affermandosi in tutti i nuovi quartieri. Ma ha perso in alcune zone specifiche. Il no si è affermato in Bolognina (52.14% contro il 47.86%, con il no avanti di poco più di 700 voti), in zona San Donato di un soffio (35 voti), in zona Marconi per appena 3 voti, in Malpighi per 29 voti e in Irnerio per 85 voti. “Il no era nell’aria, la dirigenza nazionale del Pd non ha voluto capirlo”, ha spiegato il capogruppo Pd a Palazzo d’Accursio Claudio Mazzanti.

Se a votare no è la fascia che va dalla Bolognina a San Donato, significa che a votare no è la parte di Bologna mediamente più povera. Un dato confermato anche dal Cattaneo.  “In breve – si legge in un report dell’istituto bolognese – i contrari alla riforma (e, forse, quelli più critici
nei confronti del governo Renzi) si concentrano maggiormente nelle zone e nei quartieri della città economicamente più deboli. All’opposto, il voto favorevole alla riforma renziana si ritrova soprattutto nelle sezioni più “ricche”. Da questo punto di vista, il voto al referendum costituzionale del 4 dicembre sembra essere stato guidato (anche) da motivazioni di natura economica e sociale, cogliendo il lato e il significato “politico” della votazione piuttosto che quello tecnico-costituzionale sul merito della riforma”.  E ancora: “Nelle sezioni relativamente più “povere”, la percentuale del “no” raggiunge il valore più elevato (51,3%), mentre cala di oltre 7 punti percentuali nelle sezioni dove il reddito mediano degli elettori supera i 25mila euro. In breve, i contrari alla riforma (e, forse, quelli più critici nei confronti del governo Renzi) si concentrano maggiormente nelle zone e nei quartieri della città economicamente più deboli. All’opposto, il voto favorevole alla riforma renziana si ritrova soprattutto nelle sezioni più “ricche”. Da questo punto di vista, il voto al referendum costituzionale del 4 dicembre sembra essere stato guidato (anche) da motivazioni di natura economica e sociale, cogliendo il lato e il significato “politico” della votazione piuttosto che quello tecnico-costituzionale sul merito della riforma”.

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A scegliere il no sono anche i più giovani. Tra gli under 45 il no tocca il 51,3%, al contrario nelle sezioni caratterizzate da un elettorato più anziano prevale un voto favorevole alla riforma (e, di conseguenza, il “no” si ferma al 44,5%). Il no vince anche nella aree dove la quota di immigrati supera il 14%, “mentre nelle sezioni dove la quota di persone straniere è inferiore al 7% il voto contrario alla riforma si ferma al 44,4%”. “Nelle sezioni economicamente o socialmente più disagiate/marginali, gli elettori sono decisamente più “critici” e utilizzano l’occasione referendaria per mandare un segnale al governo e all’intera classe politica. Il referendum costituzionale è diventato così anche un pretesto, da parte degli elettori, per “bocciare” l’operato del governo e dare sfogo al loro malessere economico e sociale”.

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Se il voto dei democratici si è frammentato la stessa cosa non si può dire per il Movimento 5 Stelle, il cui elettorato domenica ha votato compattamente ‘no’. A Bologna solo il 2.9% degli elettori del Movimento 5 Stelle alle politiche 2013 ha scelto il sì, l’83,5% ha scelto il no mentre l’astensione è stata del 13.6%.

 

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