24 ore in scena, l’ultima provocazione del Premio Ubu Jan Fabre.

Bologna 11 apr. – Per Jan Fabre non sono attori ma performer, uomini e donne disposti a trasformare il proprio corpo in un luogo di ricerca e sperimentazione, con lo scopo di vagliarne i limiti, disposti a scoprire la forza e la potenza della propria vulnerabilità. E di metterla in scena.

Questo è Jan Fabre, “una delle figure esemplari del teatro della nostra epoca che ha lavorato attraverso un’opera di scardinamento dei cliché del teatro tradizionale cercando di mettere in crisi l’idea dello spazio scenico come spazio psicologico cercando invece di indagare con la sua compagnia e con i suoi performer una recitazione di tipo biologico che spinge gli attori sempre all’orlo del limite”, come ha raccontato Piersandra Di Matteo ai microfoni di Piper, in occasione della due giorni che Bologna dedica all’artista belga, fresco vincitore del Premio Ubu per il “Migliore spettacolo straniero presentato in Italia” assegnato a Mount Olympus, To Glorify the Cult of Tragedy, una performance di 24 ore presentato in Italia al Roma Europa Festival.

Mount Olympus che sin dal titolo vuole richiamare la tragedia greca, da lui definita “l’utero dal quale tutti veniamo” è un spettacolo che “richiede concentrazione, attenzione e una disciplina fortissima per poter reggere e sostenerne la durata; sono previsti momenti di riposo, dove si può dormire e ci si può ristorare senza tuttavia togliere concentrazione o la capacità di essere istantaneamente pronti per la scena. Allo spettatore viene data libertà su quanto prendere dallo spettacolo e su quanto è disposto a dare per incontrare il teatro.

In Mount Olympus i performer o Warriors of Beauty (titolo di cui si possono fregiare i suoi allievi dopo 5 anni di lavoro) sono quasi sempre nudi, perché per l’artista belga la pelle è il miglior costume di scena che si possa trovare,  ma, come ci ha raccontato ancora Piersandra Di Matteo, “l’esibizione del corpo non è scandalistica ma compresa dentro una logica di rigore e di formalizzazione, all’interno di una polarità molto forte tra caos e disciplina” come è testimoniato anche dal film-documentario Surrender (Gran Bretagna/Belgio 2017)  che verrà presentato in anteprima nazionale questa sera alle 20 alla Cineteca di Bologna, il racconto di un ex allievo di Fabre, Phil Griffin, realizzato nel teatro-laboratorio dell’artista fiammingo ad Anversa, coinvolgendo 27 performer per 12 mesi.

Ascolta l’intervista a Piersandra Di Matteo.

Il programma UBUFABRE

lunedì 10_Accademia di Belle Arti di Bologna
h. 16.00 Jan Fabre. Beyond the Artist
film di Giulio Boato
presenta il film Giulio Boato in dialogo con Piersandra Di Matteo
(nel quadro delle attività della Scuola di Scenografia – coordinatore Franco Savignano)

martedì 11_Foyer Respighi del Teatro Comunale piazza Verdi
h. 16.00 Tra caos e disciplina
incontro con Jan Fabre coordina Piersandra Di Matteo
intervengono Bruna Gambarelli, Nicola Sani, Fabrizio Grifasi

martedì 11_Cinema Lumière
piazzetta Pier Paolo Pasolini 2b
h. 20.00 SURRENDER
film di Phil Griffin presentano il film Jan Fabre e Phil Griffin in dialogo con Enrico Pitozzi
prima nazionale
info +39 3881625412 / associazione@ubuperfq.it / ubuperfq.it

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.