2 Agosto. Galletti parla in Comune, ma i familiari lo lasciano solo

Bologna, 2 ago. – Ha parlato con l’aula del consiglio comunale mezza vuota. Presenti, di fronte e accanto a lui, solo gli eletti e i rappresentanti delle istituzioni. I familiari e i parenti delle vittime della strage del 2 agosto invece se ne erano già andati, sfilando lentamente prima del suo intervento. L’annunciata protesta contro il governo ha colpito il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti. Che dopo aver parlato per qualche minuto in Comune (e per giunta col microfono spento per un problema tecnico) non si è unito al corteo per il 37 esimo anniversario della strage del 2 Agosto 1980, quando una bomba neofascista fece 85 morti e più di 200 feriti.

“Questa è la giornata del ricordo, non delle polemiche – ha detto Galletti – Bologna e l’Italia rinnovano il loro sdegno, l’unità della nostra comunità è la cosa più preziosa, questo deve essere un momento per unirci”. E ancora: “Posso comprendere l’insoddisfazione dei familiari, sappiamo che la strada è ancora lunga, ma si sta continuando a lavorare per dare risposte e si sono fatti dei passi avanti“. Il ministro, rappresentante del governo, ha ricordato le cose fatte per quanto riguarda i risarcimenti a familiari delle vittime e feriti e la digitalizzazione degli atti. “Ci sono le risorse, stiamo andando avanti”. Ma alla domanda sulle tempistiche non c’è stata risposta.  Comunque non è bastato per contenere la rabbia dell’associazione del 2 agosto. E infatti i familiari la loro decisione l’avevano già presa: uscire dall’aula senza ascoltare il ministro.

A spiegare il perché, sempre in Comune, il presidente e deputato Paolo Bolognesi. “E’ una scelta che cerchi di non fare, però qui si è costretti. Noi abbiamo una tradizione democratica, se no invece che fare l’Associazione dei familiari delle vittime facevamo qualcos’altro. E’ un’associazione che rispetta le istituzioni, però le istituzioni non ci rispettano”. “Siamo stati traditi da chi doveva stare al nostro fianco – ha poi tuonato Bolognesi in piazza prima del minuto di silenzio – Gli impegni presi non sono stati mantenuti. Coloro che ricoprono incarichi di Governo non sono stati all’altezza del loro ruolo”. Bolognesi ha criticato la procura, per la richiesta di archiviazione sull’inchiesta sui mandanti del 2 agosto; ha attaccato i ministri Franceschini e Orlando, che hanno dichiarato inservibili ai fini processuali le carte prese dagli archivi e digitalizzate; ha attaccato il governo “sgradito” perché “non ha mantenuto le promesse”; ha attaccato i brigatisti, i terroristi e i funzionari dello Stato che in questi anni “non hanno mai detto la verità”. “Siamo stanchi dell’immobilismo e delle mancate riposte e siamo anche stanchi dell’ambiguità che mostrano troppo spesso gli uomini che sono stati chiamati a presiedere le istituzioni”.

Il discorso del sindaco Merola. “Al nostro Governo dico che non è onorevole prendere un impegno e non mantenerlo, è peggio che non prenderlo”. Queste le parole pronunciate dal sindaco di Bologna Virginio Merola nel discorso ufficiale dal palco di Piazza delle Medaglie d’Oro in memoria delle vittime della strage della stazione. “I risarcimenti e la desecretazione degli atti sono impegni che vanno mantenuti – ha aggiunto Merola – Oggi non possiamo permetterci che le autorità abbiano torto troppo a lungo, è pericoloso per la nostra libertà e indebolisce la credibilità delle nostre istituzioni”. “Vi chiedo – ha concluso il sindaco di Bologna – di andare avanti insieme, per non dimenticare e per la giustizia”.

Il Presidente della Repubblica Mattarella. “A trentasette anni dal 2 agosto 1980, l’Italia si raccoglie in ricordo dell’umanità straziata nella stazione di Bologna, teatro di un attentato infame e sanguinoso nella nostra storia repubblicana. La memoria del Paese esprime anzitutto il cordoglio per le 85 vite spezzate da quel micidiale ordigno, e una profonda solidarietà verso i familiari delle vittime, i loro amici, i feriti di allora e tutta la città di Bologna, che non risparmiò le forze nel dare generosamente aiuto”. Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno dell’anniversario della strage di Bologna. “Al tempo stesso – prosegue – la memoria si conferma a fondamento di una risoluta, consapevole risposta civile contro il terrorismo di ieri e di oggi, contro coloro che sono pronti a usare violenza per condizionare la vita sociale e la democrazia, contro ogni trama concepita nell’illegalità e nell’ombra per tentare di piegare le istituzioni erette sui valori della Costituzione. La strage della stazione fu parte di un disegno eversivo. Quella strategia di destabilizzazione, che mirava a scardinare le basi democratiche e frenare il progresso sociale dell’Italia, ha seminato per lunghi anni nel Paese lutti, tragedie, paure. Gli italiani hanno saputo reagire con una forte unione, difendendo la nostra convivenza, i principi di civiltà su cui essa poggia, i valori e i diritti che assicurano la libertà dei cittadini. La coesione ci ha consentito di respingere il terrorismo e ci consentirà di affrontare ogni insidia alla vita democratica”.

Il presidente del Consiglio Gentiloni. “37 anni dopo il terribile attentato del 2 agosto 1980, è fondamentale coltivare il ricordo di una stagione drammatica per l’Italia, segnata dalla folle violenza terroristica, proseguendo nella ricerca della completa verità”. E’ il messaggio che nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha inviato all’associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna in occasione del 37/o anniversario. “L’impegno della vostra associazione – afferma il premier – nel corso di questi anni ha permesso di consolidare un percorso di memoria condivisa, basato sulla consapevolezza storica e sui valori di democrazia e libertà su cui è fondato il nostro Paese”.

La replica della Procura. “Non c’è stata nessuna polemica. Io pretendo il rispetto delle posizioni che si assumono, perché la critica è una cosa, mentre il voler attribuire ad altri superficialità valutativa francamente non mi sembra una cosa corretta, quando poi l’impegno dell’ufficio c’è stato”. Lo ha detto ai giornalisti il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, lasciando Palazzo D’Accursio e di fatto replicando alle parole del presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi, sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sui mandanti. Amato è stato presente alla prima parte della cerimonia, poi non si è unito al corteo: “Il sindaco – ha detto – mi ha invitato, la memoria delle vittime va assolutamente rispettata, il ruolo istituzionale che noi abbiamo ci imponeva di esserci e io ci sono stato molto volentieri”. “Noi – ha spiegato il procuratore – abbiamo fatto le nostre scelte che non sono irrevocabili e definitive. Ognuno deve fare il suo lavoro: la storia è una cosa, la giustizia un’altra. La giustizia ad un certo punto deve dare una risposta. Il rispetto che si deve avere anche nei confronti delle vittime è quello di dare una risposta. E la risposta è che quando non ci sono elementi processualmente spendibili bisogna avere il coraggio di chiudere, perché diversamente opinando si creano false illusioni, alibi, situazioni di incertezza che non sono accettabili”. La giustizia, ha detto ancora Amato, “deve essere pronta, rapida e in questa vicenda obiettivamente non lo è stata, perché parliamo di un fatto del 1980. Ma l’impegno che ho assunto venendo a Bologna è che la giustizia deve anche essere rapida. Poi se ci saranno altri elementi concretamente sviluppabili saremo i primi ad aprire nuovamente il fascicolo”. Amarezza per le parole di Bolognesi? “Nessuna amarezza: il magistrato che pensa di fare il proprio lavoro con coscienza accetta da un lato le critiche e non può determinare le proprie conclusioni su quello che pensa essere gradito o sgradito ad uno o ad un altro, se no faremmo un altro lavoro”. Non era invece presente neppure in Comune il procuratore aggiunto vicario, Valter Giovannini.

La protesta del Movimento 5 Stelle. Il cortile di Palazzo d’Accursio, sede dell’Amministrazione comunale di Bologna, è stato scelto per la protesta del M5S, dopo l’annuncio del capogruppo in Comune Massimo Bugani di disertare la cerimonia. Bugani stesso e altri attivisti hanno ‘accolto’ i partecipanti, facendosi trovare in mezzo al cortile tutti dietro a un cartello (“Nessun risarcimento per le vittime della Strage di Bologna?”), uno striscione contro Pd e Governo e alcune sagome con disegnati, in modo caricaturale e con un fumetto, Matteo Renzi, Graziano Delrio e Paolo Gentiloni, oltre a Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime.

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