2 Agosto. Fioravanti “sospende il giudizio” su Cavallini e i servizi segreti

Valerio Fioravanti – fonte Dire.it

13 giu. – Era impossibile che Valerio Fioravanti passasse inosservato tra le strade della città che lo conosce per essere uno degli esecutori materiali della strage del 2 agosto 1980. Ha percorso in silenzio e a passo svelto i pochi mentri che separano il Caffè Zanarini di Piazza Galvani dall’ingresso al Tribunale di Bologna, intorno a sé uno sciame di curiosi e giornalisti. Ma dentro l’aula della Corte d’Assise invece parla, parla per oltre 6 ore, come testimone all’interno del processo per concorso nella strage a carico di Gilberto Cavallini. Ed è proprio sull’imputato che spende alcune delle parole più significative. Quando il pm Antonello Gustapane gli chiede di riferire sui rapporti tra i componenti del gruppo Nar e i servizi segreti, Fioravanti li passa in rassegna uno ad uno, certo della loro totale estraneità, finché non viene pronunciato il nome di Cavallini, sul quale, dopo un lungo sospiro, chiede di poter “sospendere il giudizio”.

I dubbi di Fioravanti scaturiscono dal fatto che Cavallini sia sempre stato in contatto con “Zio Otto”, soprannome di Carlo Digilio, l’armiere di Ordine Nuovo, l’unico ad aver confessato davanti al giudice Guido Salvini “di aver collaborato con i servizi segreti militari per 20 anni”. Sebbene Digilio dichiarò di aver avuto appuntamento con Cavallini il 2 agosto, fornendo un alibi ai Nar, quest’ultimo ha però sempre negato che Digilio e “Zio Otto” fossero la stessa persona e il sospetto di Fioravanti è che – pur non avendone le prove – potrebbe essere stata una scelta dettata dal timore di essere associato ai servizi segreti a causa sua.
Affermazioni, quelle di Fioravanti, che il presidente dell’associazione dei Familiari delle vittime della Strage Paolo Bolognesi giudica “molto pesanti” e che potrebbero determinare “degli sviluppi per quanto riguarda l’atteggiamento di Cavallini”.

      Paolo Bolognesi

Coerente con quanto dichiarato fino ad oggi anche da Mambro e Ciavardini – “il 2 di agosto? Sì, mi hanno condannato ma non l’ho fatto io” – l’ex Nar ha infine confermato la versione che li vorrebbe a Padova la mattina della strage. E se non lo ha confessato fin dai primi interrogatori è stato perché secondo la sua “teoria” sarebbe stato meglio “aspettare di conoscere le contestazioni” e farsi dire “da loro dove sarebbero dovuti stare”. Il teste è apparso disposto a collaborare finché, a pochi minuti dal termine dell’udienza, una domanda della pm Antonella Scandellari non gli ha fatto perdere la pazienza. “Per voi sono il mostro dei mostri”, ha alzato i toni, rigirando la domanda alla pm che gli aveva chiesto di ricostruire gli spostamenti del 7 agosto 1980: “Mi dica che c… c’entra dov’ero dopo il 2 agosto”.

Pochi comunque i vuoti di memoria per Fioravanti, che nel corso dell’udienza ha fornito dettagli sull’omicidio di Francesco Mangiameli del 9 settembre 1980, leader siciliano di Terza Posizione, e ha precisato l’orario del volo che lo portò insieme a Mambro da Roma a Venezia il 31 luglio 1980, correggendo le precedenti dichiarazioni della compagna.
Fioravanti è atteso nuovamente in aula mercoledì 20 giugno e si vedrà “se verrà a ricoprire la sua testimonianza con dei ‘non ricordo’ o continuerà ad avere la lucidità dimostrata nelle prime fasi”, ha commentato Paolo Bolognesi, anche perché, aggiunge, non può negare di essere “il responsabile che ha ucciso” in precise azioni terroriste.

      Paolo Bolognesi

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