2 agosto 2010: tutta la città si fermi

Scriviamo queste note, rivolgendoci in prima persona al Sindaco di Bologna e alla Giunta comunale per non lasciare scorrere troppa acqua sotto i ponti. La preoccupazione non è tanto per la contestazione a questo o quel Ministro: può infatti dispiacere la “ritualità dei fischi“, ma cosa hanno fatto i governanti italiani in trent’anni per risparmiarseli ?

Il problema quindi non sono i fischi ma una nuova modalità di ricordo che coinvolga e mantenga viva la memoria. Il rito e la retorica sono in una qualche misura inevitabili in queste circostanze, l’importante è che servano a lanciare dei ponti tra le generazioni: così com’è il ricordo della strage rischia di appassirsi, circoscritto nella mente e nel corpo di coloro che hanno vissuto quegli eventi e la successiva (faticosissima) ricerca della verità, che solo in parte i tribunali hanno accertato.

29 anni dopo, per diffondere questo ricordo e difenderlo dal passare del tempo, Guido Fanti un’idea ce l’ha, e l’ha lanciata proprio dai nostri microfoni: “ogni 2 agosto, alle 10.25, bisogna interrompere qualsiasi cosa si faccia, nelle fabbriche, nelle pubbliche amministrazioni, bisogna fermarsi“. Fanti suggerisce quindi un minuto di silenzio collettivo, che tocchi tutta la città. Fabbriche, uffici, negozi: tutto fermo per un minuto di ricordo che diventa un evento simbolico e coinvolgente: fanti-ok

Noi appoggiamo quest’idea che ripropone modalità molto sentite e sofferte, così recitava un lancio d’agenzia del 21 aprile scorso: “Alle 10 di questa mattina tutto Israele si è fermato per due minuti per commemorare la Shoah: persone immobili per le vie delle città, lavori sospesi, macchine ferme per le strade . Un lungo suono di sirena ha accompagnato il momento che ogni anno Israele dedica al ricordo delle vittime del nazismo.

Pensiamo a Bologna, 2 agosto 2010 ore 10.25: dalle sirene poste in piazza Maggiore, in Stazione, nelle principali piazze dei quartieri si sentono i tre fischi, inizia il minuto di silenzio. Si fermano i dipendenti pubblici, vengono invitati a farlo anche tutti coloro che lavorano nel privato. I negozi abbassano simbolicamente le serrande, gli autobus si fermano. Tutte le radio di Bologna mandano in diretta il minuto del ricordo: gli automobilisti apprendono quanto sta avvenendo e si accostano al ciglio della strada. Le persone si fermano e per un minuto (un’eternità…) non fanno nulla. Quanti pensieri possono scorrere nella testa di una moltitudine umana in un minuto come questo? Un fischio di sirena rompe il silenzio, in molti luoghi si applaude e la vita si rimette in moto.

E chi non sa nulla? Molti giovani, gli immigrati, i turisti? si chiederanno perché un autobus si ferma senza che ci sia una fermata, perché le auto sono immobili anche senza ingorgo. Si chiederanno perché quel negozio ha chiuso, perché in quel museo la biglietteria è ferma.
Se lo chiederanno, speriamo che se lo chiedano.

Paolo Soglia

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